Il Museo dell’Orologio di Montefiore dell’Aso ospita diversi orologi meccanici da torre acquisiti in diverse campagne e provenienti dal collezionismo privato. La missione del Museo dell’Orologio è la salvaguardia dell’identità del bene, ivi compresa la sua storia, la sua “territorialità” e la sua provenienza.
Di alcuni oggetti le ricerche condotte non hanno portato all’identificazione dei luoghi per i quali tali orologi erano stati pensati, per cui la migliore opportunità per questi beni è la conservazione, la salvaguardia e la valorizzazione presso il Museo dell’Orologio.
1812 — Clemente Longo per Bellosguardo - Orologio significativo per l’iscrizione incisa lungo il longone, nella quale si ricorda il terremoto del 1857 che colpì il territorio del Regno delle Due Sicilie. L’evento contribuì allo sviluppo della sismologia scientifica.
1881 — Antonio Galli per la città di Ascoli Piceno - Esemplare rappresentativo della maturità costruttiva raggiunta da Antonio Galli e dalla cosiddetta Scuola di Montecarotto, attiva nella produzione di orologi da torre destinati ai centri urbani.
1837 (?) — Alfonso Curci di Napoli - Orologio prodotto da un importante costruttore napoletano, al quale si attribuisce l’introduzione a Napoli di modelli, competenze tecniche e soluzioni stilistiche di derivazione francese.
Seconda metà dell’Ottocento — Orologio a pendolo a castello - Esemplare di fattura umbro-marchigiana. La struttura a castello e il sistema a pendolo documentano l’evoluzione degli orologi da torre e delle tecniche costruttive diffuse nell’Italia centrale.
1866 — Fratelli Orsolini di Montegiorgio - Pezzo particolarmente raro: è uno dei soli due orologi attualmente noti firmati dai fratelli Orsolini. L’altro esemplare si trova a Monte Urano.
Seconda metà del Settecento — Attribuzione all’ingegner Ferracina - L’attribuzione è considerata debole o cautelativa. Il riferimento è probabilmente a Bartolomeo Ferracina, importante ingegnere idraulico veneto, noto anche per studi e invenzioni collegati alla protezione di Venezia dalle acque alte.
Primi anni del Novecento — Ditta Ennio Melloncelli di Sermide Esemplare corrispondente al modello di orologio n. 1 della ditta Ennio Melloncelli, con sede a Sermide, in provincia di Mantova. Il relativo catalogo è esposto nella sala e documenta la standardizzazione della produzione industriale.
Lancette e bilancette - Il confronto tra i diversi elementi mostra l’evoluzione degli indicatori dell’ora. Le lancette più lunghe appartengono alla seconda metà dell’Ottocento; quelle più corte, dette bilancette, sono dei primi anni del Novecento. La loro diffusione è collegata alla crescente esigenza di indicare con maggiore precisione i minuti, soprattutto nel corso del Novecento.
1931 — Ditta Ennio Melloncelli, modello n. 4 Considerato il modello più importante del catalogo della ditta Melloncelli. L’esemplare rappresenta una fase avanzata della produzione industriale degli orologi da torre. Il catalogo originale è esposto sulla parete a sinistra dell’orologio. L'orologio costò 7.000 lire
Orologio a verga e foliot - Sono esposti un modello e una ricostruzione di un antico sistema di regolazione dell’andamento dell’orologio, basato sullo scappamento a verga e sul bilanciere a foliot. Questo dispositivo fu utilizzato nel Medioevo e rimase in uso fino alla metà del Seicento, quando l’introduzione dell’orologio a pendolo, associata agli studi di Christiaan Huygens, rese possibile una misurazione molto più precisa del tempo.
