Il Museo dell’Orologio si trova nel centro storico di Montefiore dell’Aso, piccolo borgo marchigiano in provincia di Ascoli Piceno, facilmente raggiungibile con diversi mezzi di trasporto.

Il Museo è ospitato nei locali al piano terra di Palazzo Montani, un edificio che conserva importanti testimonianze della storia di Montefiore dell’Aso. Gli ambienti oggi destinati all’esposizione erano originariamente utilizzati come magazzini e botteghe.

La storia di Palazzo Montani

Palazzo Montani fu edificato nella seconda metà dell’Ottocento sulle antiche abitazioni della famiglia Pelagallo. A questa famiglia appartenne Leonardo Pelagallo, astronomo, teologo e intellettuale montefiorano vissuto nel XVII secolo.

Alla sua memoria è dedicato l’evento annuale “Le Notti di Pelagallo – Osservazioni astronomiche in ricordo dello scienziato montefiorano”, promosso dal Museo dell’Orologio per avvicinare il pubblico alla conoscenza dell’astronomia.

Il palazzo fu la residenza del nobile Pompeo Montani. Secondo quanto riportato in un atto notarile, nel 1897 proprio in questo edificio fu sottoscritto l’atto di vendita di parte del Mulino Montani al Comune di Montefiore dell’Aso, allora amministrato dal sindaco Luigi De Vecchis. L’acquisizione permise la realizzazione dell’impianto idroelettrico nella Val d’Aso, del quale sono ancora visibili alcuni resti.

Durante la Seconda guerra mondiale una parte del palazzo fu utilizzata come rifugio per gli sfollati. In quel periodo vi trovò ospitalità anche l’attrice Virna Lisi.

Nella seconda metà del Novecento l’edificio attraversò un lungo periodo di degrado, che finì per compromettere la stabilità dell’intera struttura. Fino agli anni Ottanta, attraverso le finestre, era ancora possibile scorgere i saloni da ballo decorati con affreschi raffiguranti motivi floreali e scene di caccia.

Alla fine del Novecento il palazzo fu recuperato dall’Impresa Edile Malavolta, su progetto dell’ingegnere Davide Malavolta.

La strada sotterranea

Palazzo Montani custodisce anche un’interessante struttura sotterranea. L’edificio sorge infatti sopra un’antica strada, inglobata e interrata durante la sua costruzione, avvenuta nell’Ottocento.

La strada è accessibile attraverso una botola situata all’interno del Museo dell’Orologio. Il percorso sotterraneo si sviluppa per circa venti metri e termina in corrispondenza di un pozzo alimentato da acqua sorgiva.

Nel corso delle esplorazioni sono stati rinvenuti alcuni oggetti legati alle attività che un tempo si svolgevano nel palazzo. Oggi questi reperti sono conservati in una teca del Museo.

Le antiche botteghe

Tra gli anni Cinquanta e Novanta del Novecento, i locali oggi occupati dal Museo ospitarono diverse attività artigianali e professionali.

Qui lavorarono:

  • Adamo Michetti e sua figlia Wilma, che vi gestirono una bottega di calzature;
  • Luigi Beri e, successivamente, Alfredo Vespasiani, che si avvicendarono nella gestione di un bar, attivo fino agli anni Sessanta;
  • il commercialista Marco Michetti, il cui studio rimase nei locali fino ai lavori di restauro eseguiti negli anni Novanta.

Questi ambienti rappresentano quindi non soltanto la sede del Museo, ma anche un luogo legato alla vita quotidiana, artigianale e commerciale della comunità montefiorana.

Piazza Risorgimento e le trasformazioni urbane

Palazzo Montani si affaccia su Piazza Risorgimento, realizzata negli anni Cinquanta del Novecento in seguito alla demolizione di alcuni edifici che si trovavano lungo il prolungamento di Corso XX Settembre, fino all’incrocio con Via Garibaldi.

La nuova piazza doveva facilitare il passaggio e le manovre dei mezzi di trasporto, diventati sempre più grandi, e consentire la consegna delle merci, in particolare del grano, al deposito situato nella vicina Piazza della Repubblica.

L’intervento comportò tuttavia la perdita di una parte significativa dell’antico tessuto urbano. Insieme alla demolizione del quartiere tradizionalmente indicato come “ghetto degli Ebrei”, contribuì infatti a cancellare importanti testimonianze della Montefiore medievale.